circeo e sperlonga

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martedì 2 giugno 2015

99 COSE INCREDIBILI DA FARE prima che un meteorite vi colpisca in pieno



 Piccoli piaceri imperdibili  – Cultura 
Natura Fuoriporta Nightlife 
 (anzi no, questa ultima sezione l’ho eliminata perché la sera 
non c’è nulla da fare, e i turisti russi bevono vodka in camera)



PICCOLI PIACERI IMPERDIBILI



Aspettare il tramonto a Sabaudia davanti al villone del Conte Volpi di Misurata disegnato da Buzzi, dove c'è la piccola secca. E siccome è lontano dalla discesa si sta sempre un po' soli e pensi che sei veramente in vacanza.




Andar per spiaggette: 
100 scalini dopo il tunnel di Sperlonfa con la Spiaggia dei Sassolini, Punta Rossa dopo il cacello, i 300 scalini a Gaeta... e fare un po i Robinso Crusoe. Il massimo? A settembre alle 11,30



Mangiare le bombe calde in macchina, di notte, rubandosi il pacchetto..




In gommone intorno al Promontorio litigando sul prezzo al porto di San Felice 
dove paghi più che a Porto Cervo
 



Vedere i film nelle Arene mangiando lacci di liquirizia e pop corn. Ti porti un cappello, una felpa. 
Magari il cuscino. Mi piace da Morire.

 



Vedere il mare in tempesta al faro del Circeo e alle Batterie con l'acqua che diventa spuma.





Pescare con i pescatori di Terracina e Gaeta. 
Lo feci da bambini e mi colpì tantissimo, ora è una cosa che devi fare come un carbonaro.




Il tramonto sopra Sperlonga visto dalla strada che porta a Itri. prima sul curvone, e poi più sù, in mezzo ai sassi. E il Circeo sembra una isola.




Mangiare la grattachecca sulla spiaggia a Sabaudia, gusto preferito tamarindo e menta. 
Con il fischietto che ti avvisa.




Vedere le marionette a Gaeta 
e Pulcinella che dà le bastonate.

 



Andare a vedere i piccoli circhi viaggianti dove si esibisce tutta la famiglia. A volte hanno serpentoni e altra roba. Li trovo affascinanti.




Punta Rossa da ricchi & spa fuori stagione, dove ti coccolano, non fai la fila e ti senti figo




Mettere un fiore ad Anna Magnani, Alberto Lupo, 
George Weller, il fotografo che arrivò per primo a Hiroshima, al cimitero di San Felice Circeo




Fare vip-watching a Torre Paola e a Sabaudiadove d'estate sembra che ci passino tutti





Raccogliere tronchi in primavera sulla spiaggia 
e vedere se assomigliano ad animali.



Compare un albero di alto fusto nei vivai sull'Appia e a Fossanova e capire se ti accompagneranno nel tempo





Andare per mercati in stagione e mercatini fuori stagione. Una volta c'era il mitico mercato di Latina, 
ora anche qualche mercatino antiquario.





L’aperitivo, che dici, andiamo in piazzetta 
a San Felice (o Sperlonga?)







Quando i pomodori sanno di pomodoro, e la mozzarella è di bufala vera, sai che è estate 
e che siamo nel posto giusto.




Aggirarsi nei vicoli di Monte San Biagio. Nessun turista.



Andare in gommone a Palmarola. Costa un sacco di soldi, bisogna fare un gruppone, dal Circeo. Sperando che il mare non si ingrossa. 
Se invece hai la patente nautica...



Andare a scoprire l'interno, 
e trovare luoghi e paesaggi che non immagini.






Vedere gli allenamenti degli atleti più forti di Italia a Formia al Centro di Preparazione Olimpica di Formia - Coni. Ricordandoci di quando Mennea spingeva come un disperato.





Tornare bambini al Parco Tematico sul cinema di Cinecittà World, dedicato al cinema e costruito negli studios di Dino de Laurentis che hanno ospitato Liz Taylor e Richard Burton e l'Ultimo film di Fellini. Tra roller coster e cadute in picchiata.




Mangiare in tutti i ristoranti che vi ho segnalato.


CULTURA


A zonzo nel razionalismo
Sabaudia città Metafisica

Fondata il 5 agosto 1933 su una palude del comune di San Felice Circeo, e inaugurata il 15 aprile 1934. A differenza di molte di queste nuove strutture urbane, che fecero riferimento nella loro architettura al "neoclassicismo semplificato" di Marcello Piacentini, Sabaudia è la città-simbolo del razionalismo italiano in architettura (Gruppo 7 e M.I.A.R.). I maggiori edifici pubblici sono di struttura e concezione razionalista: tra questi, il palazzo del Comune, con la torre civica e la prospiciente piazza, la chiesa della Santissima Annunziata, con il suo battistero, il palazzo delle Poste, l'ospedale e la sede dell'allora Opera Nazionale Maternità e Infanzia. Il palazzo delle Poste, progettato da Angiolo Mazzoni, è composto da un unico piano rialzato da terra tramite una scalinata, è completamente rivestito di tessere azzurre (il colore di casa Savoia), ha ampi finestroni incorniciati da un cordolo in marmo rosso di Siena ed un elegante cornicione. Tali elementi architettonici fanno assumere all'edificio un forte senso aerodinamico.
All'interno della chiesa della Santissima Annunziata si trova la "cappella reale", donata dalla regina Margherita di Savoia alla città negli anni trenta, originariamente collocata all'interno di palazzo Margherita a Roma.


Scoprire come fu lo sbarco di Anzio e cosa era la Bonifica 
Museo Pian delle Orme
Un parco tematico realizzato all’interno dell’omonima azienda agrituristica per ospitare una delle collezioni più grandi ed eterogenee al mondo. Dedicato al Novecento, il complesso museale rappresenta un viaggio attraverso 50 anni di storia italiana. Oltre 30 mila mq di esposizione per raccontare le tradizioni e la cultura della civiltà contadina, le grandi opere di bonifica delle Paludi Pontine, la Seconda Guerra Mondiale, ma anche per mostrare i veicoli e i mezzi agli albori della grande industrializzazione e i giocattoli con i quali si divertivano i bambini di una volta. Un museo per tutti, all’interno del quale bambini e adulti possono ritrovare e rivivere la storia del territorio.




Vedere come l’imperatore viveva e si divertiva
Museo Nazionale di Sperlonga e Grotta di Tiberio
Il Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga fu inaugurato nel 1963, per ospitare i monumentali gruppi scultorei di soggetto omerico rinvenuti, a partire dal 1957, nella vicina grotta sul mare nella grande villa romana che fu dell’imperatore Tiberio (14-37 d.C.).
L’edificio, realizzato in seguito alla mobilitazione popolare contro l’ipotesi di trasferire i reperti a Roma, è situato all’interno di una vasta area archeologica, il cui fulcro è costituito dalla grotta e dagli ambienti finora riportati alla luce.
Costruito su progetto dell’Ing. Giorgio Zama, il Museo è caratterizzato da una pianta molto articolata, che privilegia vasti ambienti di forma romboidale o poliedrica, interconnessi secondo schemi variabili e disposti su diversi livelli, al fine di esaltare il godimento dei gruppi statuari, in alcuni casi dalle dimensioni imponenti. Vi si accede dalla moderna via Flacca, dopo aver attraversato un giardino di essenze mediterranee cosparso di manufatti architettonici antichi.




Scoprire e rendere omaagio al pittore della palude
Museo Duilio Cambellotti a Latina


Situato sulla piazza San Marco nell’edificio dell’Opera nazionale balilla. Creato nel 2005 il museo raccoglie una parte delle numerose opere dell’artista, sculture, disegni, tempere, xilografie, ceramiche, libri, medaglie, manifesti e documenti che testimoniano l’attività dell’artista nel territorio di Latina e pontino. Un poeta del disegno italiano, capace di sintesi e poesia.


Alla ricerca dei Briganti
Itri e Sonnino
museobrigantaggio.it
Il Museo Demoetnoantropologico del Brigantaggio inaugurato nel 2003è un luogo di conoscenza, conservazione e valorizzazione del patrimonio documentario Il percorso espositivo si articola in tre sezioni: 1. "Ragioni della Storia" dove vengono presentate le giustificazioni che per circa cento anni resero legittima la repressione dei briganti; 2. "Ragioni del Mito" dove si mette in luce una ben diversa interpretazione del brigantaggio - quella degli eroi romantici entrati nei racconti popolari, opere liriche, testi letterari e teatrali e perfino nei film e 3. "Ragioni del Luogo" che porta il brigante nella vita quotidiana, ci si accosta a lui per riappropriarsi della sua storia in quanto risorsa, patrimonio della zona. La "Terra di Briganti" non è più un marchio di infamia, ma diviene un segno forte che la storia ha lasciato nella zona, una traccia della memoria da recuperare. Il Museo è dedicato anche a Michele Pezza, detto "Fra' Diavolo", nato a Itri il 10 aprile 1771 e morto a Napoli l'11 novembre 1806.
A Sonnino, Museo Terre di Confine (aperto solo su prenotazione) è ordinato in quattro sezioni e si giova di un allestimento che privilegia l'interattività mettendo in campo sequenze organizzate di scenografie, visioni, drammatizzazioni e altre suggestioni multisensoriali.



Andare a casa dell’uomo di Neanderthal
la grotta Guattari e la Grotta delle Capre
 La Grotta Guattari è un sito preistorico situato a un centinaio di metri dalla costa del Mar Tirreno, sul fianco orientale del promontorio del Circeo, a San Felice Circeo. Storia del ritrovamento Ingresso della grotta Ingresso della grotta La scoperta del sito avvenne per caso nel 1939, mentre alcuni lavoratori estraevano pietre sulla proprietà del signor Guattari. Un'antica frana aveva infatti bloccato l'ingresso della grotta. In fondo alla grotta, in un antro terminale poi denominato "Antro dell’Uomo", assieme a quello che fu interpretato come un approssimativo cerchio di pietre, il proprietario scoprì un cranio evolutivamente attribuibile a Homo neanderthalensis, ben conservato, mentre in superficie furono ritrovate due [[mandibole], conosciute come Circeo II e III. Il cranio si presentava quasi completo tranne la perdita di porzioni ossee pertinenti l'area orbitale destra e parte del margine del forame occipitale, il punto in cui il cranio si articola con la colonna vertebrale. 
La grotta delle Capre è così chiamata perché, data la sua ampiezza, un tempo veniva utilizzata dai pastori come ricovero per le greggi; è sicuramente la più conosciuta e visitata, dopo la Grotta Guattari, tra le numerose grotte che si aprono alla base del promontorio del Circeo. Raggiungibile via mare o via terra tramite un sentiero, è lunga circa 35 metri ed alta dai 15 ai 20 metri nel mezzo della volta. La cavità è ricca di cunicoli ed antri, il più importante dei quali inizia nella parte terminale della grotta e penetra profondamente nella massa della montagna.
Si può raggiungere a piedi con un lungo sentiero dal porto, dal mare, o a piedi, con un sentiero più breve lasciando la macchina prima del Faro. 

La Grotta Guattari è un sito preistorico situato a un centinaio di metri dalla costa del Mar Tirreno, sul fianco orientale del promontorio del Circeo, a San Felice Circeo.

Storia del ritrovamento
Ingresso della grotta
Ingresso della grotta

La scoperta del sito avvenne per caso nel 1939, mentre alcuni lavoratori estraevano pietre sulla proprietà del signor Guattari. Un'antica frana aveva infatti bloccato l'ingresso della grotta.
In fondo alla grotta, in un antro terminale poi denominato "Antro dell’Uomo", assieme a quello che fu interpretato come un approssimativo cerchio di pietre, il proprietario scoprì un cranio evolutivamente attribuibile a Homo neanderthalensis, ben conservato, mentre in superficie furono ritrovate due [[mandibole], conosciute come Circeo II e III. Il cranio si presentava quasi completo tranne la perdita di porzioni ossee pertinenti l'area orbitale destra e parte del margine del forame occipitale, il punto in cui il cranio si articola con la colonna vertebrale. Vennero immediatamente condotti degli scavi dal prof. A.C. Blanc e L. Cardini.
- See more at: http://www.sanfelicecirceo.eu/punti-di-interesse/32-uomo-neandertal-circeo.html#sthash.JOBRRL8t.dpuf



Scoprire i templari tra Sabaudia e San Felice Circeo
Dal Santuario della Madonna della Sorresca 
al Castello di San Felice Circeo
Chiesa risalente al XII secolo anche se originariamente fondata dai benedettini nel VI secolo. Nel Santuario viene conservata l'antica statua lignea della Sorresca, festeggiata dopo la Pentecoste con una processione che da San Felice Circeo giunge fino ala chiesa



Visitare le fondamenta di uno delle meraviglie dell’antichità
Tempio di Giove Anxur a Terracina
Di notte venivano accessi dei fuochi, e il tempio, coperto d'oro era visibile da IschiaIl monte Sant'Angelo, noto anche come monte Giove (per i Romani mons Neptunius, 227 m s.l.m.) costituisce l'ultima propaggine dei monti Ausoni. Sulle sue pendici meridionali era sorto il centro ausonio di Tarracina, poi volsco con il nome di Anxur e conquistato definitivamente dai Romani alla fine del V secolo a.C.. Nel 329 a.C. la città divenne colonia romana e nel 312 a.C. il monte fu aggirato alle spalle dal tracciato della nuova via Appia, tra Roma e Capua. Alla seconda metà del II secolo a.C. si deve un rifacimento con una serie di ambienti addossati alla roccia a monte (cosiddetto "piccolo tempio"). La facciata della grande costruzione a terrazza In epoca sillana, agli inizi del I secolo a.C., si data una monumentale ricostruzione, con una cinta muraria e un campo militare per il controllo del passaggio della via Appia e il nuovo grande tempio, edificato su una scenografica terrazza di fondazione in opera incerta, con portico retrostante. Dopo l'epoca romana il santuario fu distrutto e incendiato e i resti furono noti in epoca medioevale con il nome di "palazzo di Teodorico".  



C’erano una volta i romani
Il Cisternone di Formia
Il "Cisternone Romano", datato al I sec. a.C., è un'imponente struttura ipogea scandita in senso longitudinale da file di pilastri che suddividono l'ambiente in 4 navate coperte da volte a pseudo-crociera. Ubicato sulla sommità dell'arce, corrispondente all'attuale borgo medievale di Castellone, era alimentato dalle sorgenti della zona collinare di S. Maria la Noce per garantire il rifornimento idrico dell'antica città di Formiae.
Presenta forti affinità tipologiche con due delle più importanti cisterne del mondo antico, quali la "Piscina Mirabilis" di Miseno e la celebre "Yerbatan Saray" di Istanbul, e può essere considerato un importante tassello nel recupero archeologico delle principali testimonianze dell'ingegneria idraulica romana.

 



Scoprire dove abitavano i giganti
Le mura megalitiche nell’Acropoli del Circeo e a Norma
Le mura cosiddette ciclopiche o poligonali del Circeo sono enormi blocchi megalitici tagliati e montati insieme senza l'impiego di malta secondo un preciso sistema ad incastri poligonali. Molti muri di questo tipo sono stati costruiti durante l'Età del Bronzo nel bacino del Mediterraneo (probabilmente le più famose sono le mura di Micene). Si raggiungono in macchina sulla sommità e poi con un breve sentiero.
L'antica città di Norba sorge a poca distanza dalla moderna città di Norma. La sua visita è di particolare interesse per la monumentalità del poderoso circuito delle mura ("Ciclopiche")in opera poligonale e la suggestione delle bellezze naturalistiche. Norba è dominata da due acropoli, poste su due collinette, chiamate convenzionalmente "maggiore" e "minore".Tra queste, si ammirano i resti di una struttura chiamata "castello delle acque" che molto presumibilmente rappresenta uno dei primi esempi di stabilimento termale. Sono presenti e visibili cisterne, pozzi, ambulacri, passaggi sotterranei e tratti di basolato stradale ancora perfettamente mantenuto.



Un tuffo nel medioevo
Sermoneta e il Castello Caetani
Una città medioevale bellissima, con un castello mozzafiato.

Il territorio di Sermoneta fu popolato già in epoca arcaica. Nel suo territorio, nei pressi dell'attuale Abbazia di Valvisciolo sorgeva l'antica città volsca di Sulmo, citata da Virgilio nell'Eneide. L'espansione delle paludi pontine e le invasioni dei Saraceni spinsero gli abitanti dell'antica Sulmo a trasferirsi nell'attuale Sermoneta, che viene citata con questo nome già nell'XI secolo. Libero Comune, si sottomise ben presto alla famiglia Caetani (1297) che ne fecero il centro dei loro domini sull'intero Lazio meridionale, per via della fortunata posizione sulla via Pedemontana, arteria che aveva sostituito l'Appia nei collegamenti fra il Nord e il Sud dell'Italia. I sermonetani, per il controllo della strada e in particolare della dogana di passaggio, sconfissero prima la città di Ninfa quindi la confinante Sezze. A questo periodo risale il borgo medievale, perfettamente conservato, il Castello Caetani e il Duomo. A partire dal XVI secolo, con le prime opere di bonifica dell'Agro pontino e la riapertura dell'Appia, la città iniziò un lento declino. Nel 1567 perse il titolo di capitale del Ducato dei Caetani che posero la loro sede centrale a Cisterna.
Ospitò anche Leonardo da Vinci.



Museumssssss
Scoprire i piccoli musei del territorio
Così tanti che rischiamo di dimenticarne qualcuno. 

Museo Civico Pio Capponi Terracina
  La collezione esposta nel museo è una raccolta di reperti archeologici che vanno dalle prime testimonianze di presenza umana a Terracina dal paleolitico superiore (resti di fauna fossile ed industria litica emersi in località Riparo Salvini) all'epoca romana. È proprio lo sviluppo storico della presenza romana che costituisce il nucleo più consistente della raccolta, tipologicamente eterogeneo. Alle varie epigrafi che documentano una sviluppata società civile si sommano ritratti di età tardo-repubblicana e molte sculture a figura intera.

Museo del Mare e della Costa "Marcello Zei"
Sabaudia Il Museo Emilio Greco di Sabaudia   
Il Museo Diocesano e della religiosità del Parco dei Monti Aurunci Gaeta 
Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Latina  
Museo per la matematica di Priverno  
Museo Civico Archeologico Fondi
Museo Archeologico Priverno 
Museo Archeologico di Priverno  
Museo della terra pontina Latina   
Museo della cultura contadina Roccagorga   
Museo Civico: La reggia dei Volsci Palazzo Aldobrandini Carpineto Romano   
Museo Archeoogico nazionale di Formia
Museo della Malaria Pontinia
Museo delle scritture Bassiano




Scoprire la vita dei santi
Uno dei luoghi della cultura del medioevo
Abbazia di Fossanova
Dichiarata “monumento nazionale” nel 1874, l’Abbazia di Fossanova costituisce il più antico esempio d’arte gotico-cistercense in Italia e, assieme all’Abbazia di Casamari (presso Veroli), una delle sue più alte espressioni. Il complesso nacque alla fine del XII secolo dalla trasformazione di un preesistente monastero benedettino, forse risalente al VI secolo, di cui rimane una flebile traccia al disopra del rosone della chiesa. L’antico cenobio, sorto su i resti di una villa romana, vene infatti ceduto nel 1134 da Papa Innocenzo II ad alcuni monaci borgognoni, guidati da San Bernardo di Chiaravalle, i quali seguivano la rigida regola scaturita dalla riforma di Citeaux (1098) improntata sull’originaria ortodossia benedettina.      I cistercensi provvidero innanzitutto a risanare l’area  paludosa, tramite l’escavazione di un “nuovo fosso” - da cui derivò il toponimo “Fossanova” - allo scopo di regolare il livello delle acque dell’Amaseno. L’opera di costruzione della chiesa, in pietra locale, fu così iniziata soltanto nel 1187 ed il 10 giugno 1208 Innocenzo III ne consacrò l’altare maggiore.  La chiesa, dedicata alla Vergine Maria e al martire Santo Stefano, riflette perfettamente la severità della regola cistercense, fondata sul voto, l’isolamento e l’Opus Dei: un’architettura solenne, di austera eleganza, spoglia e priva di ornamenti pittorici, in un’arcana atmosfera di essenzialità e di profonda spiritualità. A pianta latina e caratterizzato fortemente dall’ogiva, il tempio si concede del resto, quali unici elementi “sfarzosi”, l’ampio e magnifico rosone e lo splendido mosaico della lunetta del portale; lo stesso campanile, visibile sin da lontano, è di grande bellezza. Collegato alla chiesa dalla “Porta dei coristi” è poi il chiostro, vero fulcro della vita comunitaria. Romanico su tre lati e gotico nel quarto, vi gravitano gli edifici più importanti dell’abbazia (Refettorio, Sala delle riunioni invernali, Sala Capitolare) e quelli che conservano i segni più evidenti dello stretto rapporto tra Fossanova e i cavalieri templari.  L’Abbazia di Fossanova è legata alla vicenda della morte di San Tommaso d’Aquino, avvenuta il 7 marzo 1274, in una stanzetta, tuttora visibile, della Casa dell’Abate, nella Foresteria. Il “dottore angelico” stava recandosi in Francia per assistere al Concilio di Lione, convocato nei primi mesi dello stesso anno da papa Gregorio X: partito da Napabbazia fossanovaoli alcuni giorni prima sul dorso di una mula, si era fermato a Maenza per visitare la nipote Francesca, ma qui aveva iniziato ad accusare una febbre che celermente era divenuta preoccupante. Fu così che San Tommaso, conscio della morte che sopraggiungeva, volle farsi portare alla vicina Fossanova per poter trascorrere le ultime sue ore in preghiera e raccoglimento. Secondo la tradizione, egli attese il trapasso secondo l’uso francescano, e cioè disteso sul nudo pavimento. Alla Foresteria (l’ex-Infermeria dei monaci), si accede dal chiostro, passando per un giardinetto ove è una lapide con un mezzo busto del santo-filosofo a ricordo dell’avvenimento (nel chiostro sono invece visibili le impronte che, secondo la leggenda, vennero lasciate dalla mula che trasportava il Santo al momento del suo arrivo all’Abbazia). Misterioso rimane tutt’oggi il destino delle spoglie di San Tommaso. Si crede comunemente che il suo teschio sia custodito nel Duomo di Priverno. Tempo fa, tuttavia, circolò la notizia che qualcuno avesse scoperto le “vere” spoglie del santo, eccezionalmente conservate, nei pressi di un paesino della Ciociaria: presto non se ne seppe più nulla. Da non perdere è anche la festa medievale "Festa Nova" che si svoge intorno alla metà di Agosto di ogni anno all'interno del borgo medievale di Fossanova. 



Scoprire la vita dei santi
Abbazia di Valvisciolo
Edificata in rigoroso stile romanico-cistercense è uno dei massimi capolavori del genere della provincia dopo l'abbazia di Fossanova. La tradizione vuole che questa abbazia sia stata fondata nel XII secolo da monaci greci e sia stata occupata e restaurata dai Templari nel XIII sec. Quando nel XIV secolo questo ordine venne disciolto subentrarono i Cistercensi.  A questa abbazia è legata una leggenda medioevale, dove si narra che nel 1314, quando venne posto al rogo l'ultimo Gran Maestro Templare, Jacques de Molay gli architravi delle chiese si spezzarono. Ancora oggi, osservando attentamente l'architrave del portale principale dell'abbazia, si riesce a intravedere una crepa. Gli indizi della presenza Templare sono costituiti da alcune caratteristiche croci: nel primo gradone del pavimento della chiesa, nel soffitto del chiostro e quella più famosa di tutte scolpita nella parte sinistra dell'occhio centrale del rosone, venuta alla luce nei restauri di inizio secolo. In tempi recenti, sul lato occidentale del chiostro, abbattendo un muro posticcio, sono venute alla luce, graffite sull'intonaco originale, le cinque famose parole del magico palindromo: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, con la variante, sinora un unicum, che le venticinque lettere sono disposte in cinque anelli circolari concentrici, ognuno dei quali diviso in cinque settori, in modo da formare una figura simile ad un bersaglio. 
 


Le rovine del tempo
Minturnae
 Nell'ultimo lembo Sud del Lazio, nella piana sottostante l'attuale Minturno, il cui nome si fa risalire al Dio cretese Minothauros, Minotauro, rivela che il primo nucleo abitativo potrebbe risalire alla dominazione dei Greci sul Mediterraneo e sull'Italia Meriodionale.
Le splendide vestigia dell'antica città di Minturnae, che sorgeva lungo il percorso della via Appia, presso il fiume Garigliano, sembra comunque risalgono ad un centro degli Ausoni, poi occupato dagli Aurunci.



tra fede, natura, free climobing
La Montagna Spaccata di Gaeta
 Il complesso della "Montagna spaccata" si incastona nel contesto di tre fenditure della roccia. Segue una scalinata di 35 gradini, che conduce alla profonda, suggestiva fenditura centrale, che, secondo la tradizione cristiana, si sarebbe formata alla morte di Cristo. A destra della chiesa si percorre un corridoio scoperto con alle pareti le stazioni della Via Crucis in riquadri maiolicati,opera di R. Bruno (1849): sotto ogni quadro i versi del Metastasio. Lungo la scalinata che porta nelle viscere della montagna, lungo la stretta spaccatura di roccia, è possibile notare sulla parete di destra un distico latino con a fianco la cosiddetta "Mano del Turco", la forma di una mano (le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si sarebbe formata nel momento in cui un marinaio turco miscredente si era appoggiato alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano. Testimonianze visibili subito dopo, dalla leggenda che San Filippo Neri avesse vissuto all'interno della Montagna Spaccata dell'esistente giaciglio in pietra noto ancora oggi come "Il letto di San Filippo Neri". La straordinaria bellezza del luogo e la suggestiva atmosfera hanno reso internazionale la fama della "Montagna Spaccata", tanto d'essere meta di continui pellegrinaggi per i fedeli  Nel 1434 dall'alto dei due costoni di roccia (montagna spaccata) si staccò un macigno che andò ad incastrarsi più in basso tra le pareti della fenditura. Su di esso venne realizzata una cappella dedicata al Crocifisso (sec. XIV) con  la tomba del generale napoleonico Alessandro Begani.


Andare a piedi sulla
 via Appia
La via Appia è una strada romana che collegava Roma a Brundisium, (Brindisi), il più importante porto per la Grecia e l'Oriente nel mondo dell'antica Roma. L'Appia è probabilmente la più famosa strada romana di cui siano rimasti i resti, la sua importanza viene confermata dal soprannome con il quale i Romani la chiamavano: regina viarum. Ancora oggi affiora con il basolato originale a Terracina e Sperlonga.  I lavori per la costruzione iniziarono nel 312 a.C., per volere del censore Appio Claudio Cieco (Appius Claudius Caecus, appartenente alla Gens Claudia), che fece ristrutturare ed ampliare una strada preesistente che collegava Roma alle colline di Albano. I lavori di costruzione si protrassero fino al 190 a.C., data in cui la via completò il suo percorso fino al porto di Brindisi. Nel 71 a.C., 6 000 schiavi si ribellarono sotto la guida del celebre Spartaco (Spartacus). Dopo la cattura e la morte dello schiavo, tutti i ribelli vennero a loro volta catturati e crocifissi lungo la strada fino a Pompei. La strada fu restaurata ed ampliata durante il governo degli imperatori Augusto, Vespasiano, Traiano, Adriano.



Rivivere luoghi e ambienti de La ciociara
Lenola, Fondi, Vallecorsa
“La ciociara” (1960) di Vittorio De Sica, ambientato a Fondi (LT) e a Vallecorsa (FR) e girato a Itri e Fondi, in provincia di Latina.
Il film, robusta trasposizione del romanzo omonimo di Alberto Moravia, racconta la storia di due donne, Cesira e Rosetta, madre e figlia, che nell’estate del 1943 lasciano Roma per sfuggire ai bombardamenti alleati e si rifugiano in un paese della Ciociaria. Di ritorno verso Roma, sono aggredite e violentate da un manipolo di soldati marocchini aggregati all’esercito americano. Il neorealismo italiano, qui rappresentato da Vittorio De Sica regista e Cesare Zavattini sceneggiatore, tocca uno dei suoi apici di popolarità, in un film nel quale lo stupro assurge a metafora della guerra. Come la donna e la bambina, pur ritornando alla vita normale, non saranno più le stesse di prima dopo una tale violenza, così l’intero Paese sarà obbligato a ritrovare faticosamente se stesso dopo una guerra lacerante che ne ha minato spirito, dignità e correttezza morale. Una tragica profezia del destino dell’Italia del dopoguerra è la donna col seno scoperto, alla quale, morto il figlio, non rimane chi allattare e gira disperata in un paese cercando chi sfamare. La metafora si appoggia però a fatti realmente accaduti: i soprusi subiti dalla popolazione ciociara ad opera delle truppe coloniali irregolari dell’Esercito francese costituite perlopiù da soldati nordafricani chiamati goumier. Il 14 maggio 1944, i goumier, attraversando un terreno apparentemente insuperabile nei monti Aurunci, aggirarono le linee difensive tedesche nell’adiacente Valle del Liri, consentendo al XIII Corpo britannico di sfondare la linea Gustav e di avanzare fino alla successiva linea di difesa predisposta dalle truppe germaniche. In seguito a questa battaglia il generale Alphonse Juin diede ai suoi soldati cinquanta ore di “libertà”, durante le quali si verificarono i saccheggi dei paesi e le violenze sulla popolazione che da allora presero il nome di marocchinate. Diverse città ciociare furono investite dalla furia delle truppe marocchine. Lo scrittore Norman Lewis, all’epoca ufficiale britannico sul fronte di Montecassino, narrò gli eventi: “Tutte le donne di Patrica, Pofi, Isoletta, Supino, e Morolo sono state violentate… A Lenola il 21 maggio hanno stuprato cinquanta donne, e siccome non ce n’erano abbastanza per tutti hanno violentato anche i bambini e i vecchi.” Il film, nonostante sia piuttosto fedele all’opera da cui è tratto, presenta alcune differenze non marginali rispetto al libro. La violenza carnale subita dai due personaggi femminili principali, ad esempio, è tale solo nel film: nel romanzo, Cesira evita per poco la violenza vera e propria perché il suo aggressore la picchia fino a farla svenire ma poi decide di lasciarla in pace, e la torma di marocchini si butta sulla sventurata Rosetta, profanando la sua innocenza; altra differenza: il personaggio di Michele, che nel film è interpretato da Jean Paul Belmondo, ha un flirt con Cesira mentre nel libro il giovane non dimostra il minimo interesse per il sesso, anzi, sorprendendo nuda la bella Rosetta, rimane completamente indifferente; e ancora: nel film Rosetta è ritratta come un’adolescente di 14-15 anni mentre nel libro ha già raggiunto la maggiore età, pur essendo molto ingenua e ancora vergine.
“La Ciociara”, che, senza nasconderlo minimamente, puntava tutto sul divismo dell’attrice protagonista, valse l’Oscar a Sophia Loren per la migliore interpretazione


Seguire i canali della
Bonifica
un mondo spesso abbandonato, che andrebbe tutelato
La bonifica integrale cominciò nel 1924, con la vendita allo Stato Italiano di un territorio di 20.000 ettari circa, di proprietà della famiglia Caetani, noto come Bacino di Piscinara (corrispondente in gran parte agli attuali territori comunali di Cisterna di Latina e Latina). Iniziarono così i primi lavori di bonifica con l'istituzione del Consorzio di Bonifica di Piscinara che avviò la canalizzazione del fiume Astura.  
Poi, gran parte delle aree bonificate passò sotto il controllo diretto dello Stato, che lo delegò all'Opera Nazionale Combattenti. Progettista della bonifica fu il senatore Natale Prampolini, creato poi conte del Circeo. Fu un'opera immensa: dal 1926 al 1937, per bonificare l'agro, furono impiegate ben 18.548.000 giornate-operaio con il lavoro di cinquantamila operai, reclutati in tutto il Paese. Oltre al prosciugamento delle paludi, la costruzione dei canali, ci fu l'azione di disboscamento delle foreste e la costruzione dei nuovi centri, che sorgevano man mano nei nuovi territori.  L'epopea della bonifica è stata successivamente narrata in romanzi e film come la controversa serie tv di Canale 5 Questa è la mia terra o il romanzo di Antonio Pennacchi Canale Mussolini vincitore del Premio Strega 2010. 
 La bonifica delle paludi e il disboscamento delle foreste hanno distrutto nel giro di pochi anni questo ecosistema, al quale è subentrato uno nuovo. Gli ultimi lembi rimasti sono tutelati nel Parco nazionale del Circeo, sebbene quest'ultimo rispecchi solo in parte l'originario ambiente palustre. Per debellare la malaria, che fece una vera e propria strage fra i bonificatori, vennero piantati numerosi eucalipti, un albero tipico australiano che assorbe l'acqua dal terreno. L'eucalipto costituisce oggi una parte predominante nel paesaggio rurale dell'Agro. Inoltre si ricorse al DDT, che nel dopoguerra fu immesso massicciamente nei canali e nei bacini (dove l'anofele aveva ricominciato a riprodursi) soprattutto da parte militare alleata. Nei canali furono immesse specie di pesci, originari dell'America, che distrussero le uova e i nidi dell'anofele, ma, per mancanza di concorrenti, sono proliferate al punto da causare la forte riduzione anche delle altre specie acquatiche che erano riuscite a riprodursi e a vivere nei canali.



Allo santo sepolcro
Torre Astura 
 la pineta rimasta intatta e il castello
In epoca medievale, alla foce del fiume Astura, 5 chilometri a sud di Nettuno, la località era abitata e sede di un antico porto romano. Dalla superficie del mare affioravano i resti di una peschiera di 15.00metri quadrati. Sui resti della peschiera, nel 1193, i Frangipane, signori del posto, per difendere Astura dai Saraceni, costruirono la torre, larga 30 metri per 15, meno grande dell'attuale. Plinio descrive Astura come un'isola e la notizia è confermata dai resti di un ponte che collegava l'isola alla terra ferma. La tavola Putingeriana ricorda Astura come una stazione della via Appia. Cicerone, che vi possedeva una delle sue ville, così descrive il luogo: “Astura locus quidam amoenus, in mari ipso, qui ab Antio et circejs aspici possit“. I Romani vi avevano costruito un porto e un palazzo imperiale di cui restano le rovine. Vi soggiornarono probabilmente Augusto, Tiberio e Caligola.  Nel 1268 Corradino di Svevia, sconfitto a Tagliacozzo, si rifugiò in Astura, ma Giovanni Frangipane, signore di questa terra, lo consegnò a Carlo d'Angiò, re di Napoli e l' ultimo degli Svevi fu decapitato in piazza del Carmine nella città partenopea. Il tragico episodio commosse profondamente il viaggiatore e storico tedesco Ferdinando Gregorovius, che a metà ottocento visitò questi luoghi e dedicò due commoventi poesie a Nettuno e Torre Astura.  Per Gregorovius, Torre Astura “è la vedetta del Romanticismo, è la torre dei poeti tedeschi in Italia e dovrebbe essere dichiarata proprietà nazionale tedesca“. Dopo essere stato feudo dei Castani e degli Orsini, nel 1426 Astura passò ai Colonna, i quali, intorno alla metà del XVI secolo ristrutturarono il castello, conferendo ad esso l'attuale aspetto. Eleganti forme rinascimentali si aggiunsero negli anni alle opere romane e al rustico medievale.  Di una antica “Foresta di Astura“, poi chiamata “Selva di Mattone“, restano oggi le modeste, seppure rigogliose, testimonianze della pineta di Astura e dei boschi di Foglino e di Crocette. Il luogo ha ispirato nei secoli scrittori e poeti. “La foresta presso Astura è bellissima - è il racconto di Ferdinand Gregorovius, scritto nel 1854 - la flora qui è di una magnificenza tropicale, l'edera si avvinghia alle querce maestose “. E ancora Giuseppe Brovelli Soffredini, nel 1887. “l'immenso, imponente e grandioso giardino, il cui suolo era tappezzato da un verde scintillante nelle chiazze assolate e da un verde turchinoccio sotto l'ombra degli annosi cerri“.  Gabriele D'Annunzio, che vi è stato nel mese di marzo del 1897, racconta di una “pineta meravigliosa i tronchi sono così fitti che lasciano appena penetrare qualche occhio di sole e gli alberi fulvi, con i loro rami carichi di aghi, brillano di questa divina iridescenza, di questa sovrammirabile opera d'incanto-aracnea“. 





Enigma - Nulla è ciò che sembra
Uno show unico Italia. E' lo show permanente di Cinecittà World a Castel Romano sulla Pontina, vincitore del premio per il miglior spettacolo nei Parchi a Tema. Un viaggio nelle illusioni per scoprire che è proprio il cinema la più grande delle illusioni.
Una mix di mapping ad alta tecnologia, ologrammi e danza.


 

Terracina, mito del
Grand Tour

Una delle città più rappresentate nella storia. 
tappa obbligata. 
Il primo grande scrittore statunitense Irving Washington (1783 – 1859) nel suo lungo viaggio in Europa giunse a Terracina subito dopo l’avvenuto rapimento dei collegiali dal convento di San Francesco (1821). Ne parla nei “Racconti di un viaggiatore”, pubblicato nel ’24, di cui fa parte “Storie di Briganti italiani” ambientato nella Locanda di Terracina ( F 20 acquaforte di A. L. Castellan ). “ La locanda di cui stiamo parlando si trova proprio sotto le mura di Terracina, ai piedi di un vasto ed erto colle roccioso, coronato dalle rovine del castello di Teodorico, re dei Goti (il tempio di Giove Anxur!) …Terracina è una cittadina italiana antica e pigra, … su tutto sembra aleggiare un’ immota indolenza…Il porto è senza una vela, salvo a vedere, di tanto in tanto, una feluca solitaria che vomita il suo santo cargo di baccalà, la magra provvista per la quaresima.

Il celebre favolista danese, Hans Christian Andersen , viaggiò da Roma a Napoli in 4 giorni sull’Appia. Il 13 febbraio 1838 è a Terracina, rimpiange di non essere un pittore e, tuttavia, sul suo taccuino di viaggio schizza a matita i luoghi che lo colpiscono, oltre a descriverli:
“Nu sedder jeg i Terracina…,mi trovo a Terracina, la luna nuova splende sul mare lucente e sta tuonando…. Dio quante cose ho visto oggi! Di mattina ha fatto molto freddo ed il cielo era immensamente azzurro, all’alba si coronò di rosa ed i monti sembravano un velluto azzurro, ardeva un fuoco la sopra, e si sarebbe detto una stella…siamo scesi in uno splendido albergo munito di porticato ( F 23 matita ). La nostra stanza ha la fnestra sul mare i cui spruzzi quasi arrivano al nostro muro. Abbiamo fatto una passeggiata fino alla rocca di Teodorico ( al Tempio di Giove! ): che esuberanza di Natura! ( F 24, matita, dal taccuino di H, C. Andersen ) …Passeggiammo lungo il mare dove l’onda si frange contro alte rupi, i monti impallidivano sempre di più, con il calar del giorno, mentre, sul lato opposto, dove il sole stava tramontando, erano neri come il carbone in contrasto con il cielo rosso fuoco, mentre il mare ai loro piedi era d’argento…. ( F 25, schizzo a matita )

Dopo la partenza da Terracina, presso “Portella” deve fermarsi al controllo dei docomunti e così dalla carrozza può disegnare comodamente quello che vede a destra
( F 26 ) e, quello che vede a sinistra lo descrive così negli appunti di viaggio: “Vicino al confine vedemmo due grandi cavità, in una c’erano delle capre, poi giunse un pastorello che tolse un fascio di rami di pino che bloccava l’ingresso, e ne uscì un’enorme quantità di capre; e avevano, queste, appena imboccato il sentiero che sale sul monte, che giunse un asinello serio e pensoso…Con gesto solenne il pastorello si gettò sulle spalle un lembo del mantello e restò a lungo immobile, ritto su un’alta roccia, lo sguardo fisso lontano, sembrava uno di quei briganti che si vedono nei quadri.
 



Perdersi nei vicoli di
Sperlonga
Sperlonga sorge su uno sperone di roccia, la parte finale dei Monti Aurunci, che si protende nel Mar Tirreno confluendo nel Monte di San Magno.  Il territorio circostante è, perlopiù, pianeggiante. la spiaggia di fine e dorata sabbia bianca, si alterna a vari speroni di roccia che si gettano in mare, formando calette meravigliose e spesso, raggiungibili solo in barca.  Secondo la tradizione presso Sperlonga sorgeva la città di Amyclae (in greco Αμύκλαι), fondata dagli Spartani. In età romana sorsero nel territorio numerose ville, la più celebre delle quali è quella appartenente all'imperatore Tiberio, comprendente una grotta naturale modificata e decorata con sculture del ciclo dell'eroe omerico Ulisse. Le ville erano inoltre centri di produzione per l'industria della pesca (vasche per l'allevamento).  Nel sesto secolo i ruderi della villa imperiale furono adoperati come rifugio dagli abitanti del luogo, ma il paese si sviluppò intorno ad un castello sul promontorio di San Magno (65 m s.l.m.), uno sperone dei monti Aurunci, a difesa dalle incursioni via mare dei Saraceni, prendendo il nome dalle numerose cavità naturali della zona (speluncae). Angolo del centro storico  Il nome del castrum Speloncae appare in un documento del X secolo: il castello comprendeva una piccola chiesa dedicata a san Pietro, patrono dei pescatori. Intorno al castello si sviluppò progressivamente il paese per cerchi concentrici. Nell'XI secolo l'abitato fu cinto da mura, ora scomparse, ma di cui restano due porte: la "Portella" o "Porta Carrese" e la "Porta Marina": entrambe portano lo stemma della famiglia Caetani. La spiaggia  Sperlonga restò un piccolo paese di pescatori, continuamente minacciato dalle incursioni dei pirati i quali, come ricordano i murales del paese, arrivarono a rapire i suoi abitanti per ridurli in schiavitù. Malgrado la costruzione di una serie di torri di avvistamento in funzione di difesa costiera, la cittadina venne distrutta una prima volta nel 1534 dal pirata ottomano Khair Ad-Dìn, detto il Barbarossa, e una seconda volta, sempre a opera dei pirati ottomani, nel 1622. Sperlonga, ricostruita fra il XVII e il XIX secolo, assunse la forma attuale (cosiddetta "a testuggine") e vennero erette chiese e palazzi signorili.




gironzolare per la città Vecchia
Gaeta
I primi insediamenti nel territorio di Gaeta risalgono all’VIII secolo a.C. e nel 345 a.C. la città fu vinta da Roma, che la trasformò in un luogo di villeggiatura importante.
Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente Gaeta visse molti saccheggi ad opera delle popolazioni barbariche e dei Saraceni. Per difendere la città di gaeta fu costruito il castello.
Nell’VIII secolo d.C. la cittadina si affrancò dall’autorità imperiale ed un secolo dopo diede origine al Ducato di Gaeta.
L’esperienza del ducato terminò nel 1140 quando Gaeta fu conquistata dal re Ruggero II d’Altavilla .  Nella fase angioina la città riprese ad avere un ruolo importante. Nel 1442 Alfonso d’Aragona sconfisse Renato, ultimo regnante degli angioini nel Sud Italia. Durante la dominazione aragonese fu costruito un nuovo castello (detto "Angioino") mentre il vecchio fu rimodernato ed unito al nuovo.
Sotto gli spagnoli Gaeta aumentò ulteriormente la sua importanza in virtù della sua posizione strategico/militare. Da Gaeta salparono le navi pontificie che parteciparono alla famosa battaglia di Lepanto che annullò per sempre le ambizioni di potenza navale dell’impero ottomano. La proclamazione della Repubblica Romana spinse papa Pio IX, il 25 novembre 1848, a rifugiarsi a Gaeta ospite dei borboni. Durante il suo soggiorno a Gaeta proclamò il Dogma dell’Immacolata Concezione. A Gaeta si combattè l’ultima battaglia tra il Regno delle due Sicilie e l’esercito piemontese terminata il 13 febbraio 1861 con la resa di Francesco II di Borbone




Riscoprire la rivolta operaia e l'eccidio del 1913
Roccagorga e Itri

Roccagorga, Lunedì 6 Gennaio 1913. L’Epifania del piccolo centro collinare Lepino, viene macchiata per sempre da quello che tutti conosceranno, da allora in poi, come l’Eccidio di Roccagorga. Carabinieri e Soldati, nel tentativo di soffocare una manifestazione in procinto di trasformarsi in rivolta popolare, sparano sulla folla. Muoiono 7 persone e ne rimarranno ferite altre 23. Qui l'approfondimento
http://www.eccidio6gennaio.altervista.org/eccidio




Il Caravaggio di Carpineto
A Carpineto Romano nel 1968 fu scoperto il "San Francesco in meditazione", di cui esiste anche un famoso sosia nella chiesa romana di Santa Maria della Concezione (di cui oggi si riconosce la mano di uno stretto seguace del Caravaggio). All'epoca della scoperta la tela era inchiodata alla parete della chiesa di San Pietro, condotta a Roma, fu sottoposta a fior di restauri che ne ufficializzarono l'autenticità. Di proprietà del Fondo edifici di culto del Ministero dell'Interno, l'opera fu consegnata in deposito presso la Soprintendenza a Palazzo Barberini, sede della Galleria nazionale d'arte antica, e da lì non si è più mossa. Secondo i dirigenti, a Roma l'opera era valorizzata meglio e godeva di una più ampia visibilità da parte del pubblico, ma soprattutto Carpineto Romano non disponeva di un luogo all'altezza della conservazione di un capolavoro del Caravaggio. Oggi, per riprendersi il quadro, Carpineto Romano ha pronto il Museo territoriale di Palazzo Aldobrandini, "La Reggia dei Volsci", ristrutturato nel rispetto dei massimi standard internazionali di sicurezza e di conservazione





Protestare per il degrado
Fonte di Lucullo a Sabuadia e Torre Cervia

NATURALMENTE


Ritrovarsi in Gallura alla Sughereta di Monte San Biagio, l'unica sughereta fuori dalla Sardegna. E capire che la costa e la Sardegna una volta erano unite.



Fare i tuffi alle batterie, sul promontorio del Circeo



Parco naturale monti Aurunci e salita al monte Redentore che inverno sembra di essere chissà dove...


La scalata del Circeo, almeno una volta nella vita che finisce, tutti graffiati, con un bagno liberatorio a Torre Paola



Campo Soriano lumache, e cinghiale
Un tempi naturale carsico



Parco Nazionale del Circeo. Un brandello di quello che era la natura del territorio



Andare a cavallo alla Bufalara


Scoprire i Laghi costieri che in fondo nessuno conosce






Laghi del vescovi grillici a priverno
 I laghi dei Griclli o del Vescovo sono una serie di specchi d'acqua di varie dimensioni, comunque non grandissimi che si trovano nel comune di Pontinia proprio al confine con i comuni di Sezze e Priverno. Distano dal centro di Pontinia poco più di 10 Km.  Sono laghetti unici. Uno raggiunge una profondità di 45 metri. Un altro è sulfureo al 90%. Quest'acqua, sulfurea,possiede delel qualità termali. I geologi di queste parti lo assicurano. Sarebbe pure un bel posto a guardare queste fotografie. Però rimane così, alla sua mercè, protetto dalla legislazione europea, nell'indifferenza di tutti



Roccasecca dei Volsci, Monte Alto e Sperone Maraoni



Monte Caccume 1095 un picco che appare altissimo tra la provincia di Latina e Frosinone


GITE FUORI PORTA
Sotto i 90 km, partendo dal meridiano di Terracina

Grotte di Pastena km 40

Itri 32 km

Fonte Santo Stefano 11 km

Gaeta 43 km

Oasi di Ninfa 44 km

Campo Soriano km 9,5
Monte San Biagio km 15
Norma e Norba km 51

Sermoneta km 44

Pian delle Orme km 37

Priverno 28 km

Valle Marina 10 km

Prossedi 35 km

Latina 40 km

Anzio 66 km

Nettuno 61 km

Anagni 74 km

Cinecittà World 86 km

Fiuggi 86 km

Cassino 99 km

Fondi km 20

Isola del Liri 73 km

La Bufalara 37 km

Abbazia di Fossanova km 26

Abbazia di Valvisciolo km e33

Gianola km 51

Monastero di San Magno km 22
Giardini della Landriana
Frosinone km 49 
Le Ferriere 54 km


E ORA UN PO' DI SPORT

Giocare a calcetto a Borgo Hermada
Fare free climbing sulla Montagna Spaccata e sopra Terracina
Immergersi al largo di Sperlonga
Imparare la vela in catamarano sul lago di Sabaudia
Pescare a Lago Lungo
Fare surf e kite surf a Salto di Fondi 
 wind surf a La Bufalara
Andare in canoa a Torre Paola
Kart a Fondi e sulla Pontina
Volare sull'Appia e a Salto di Fondi
Montare a cavallo alla Bufalara, nella Sughereta di Monte San Biagio (dove si mangia all'agriturismo) e a Baua Verde, nel bosco
Andare a vedere il Latina calcio in campionato

 




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